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La casa delle Lapidi di Bousson

RACCONTO BREVE

Il racconto è ambientato nel 1700. Descrive la probabile destinazione di questo edificio come rifugio per i protestanti e gli “eretici” dell’epoca. Considerata per lunghissimo tempo “misteriosa” , ancora oggi l’origine della casa delle lapidi non è ben chiara. Un uomo in fuga dalla Francia della bolla papale contro i protestanti gianseni- sti, sfinito da giorni di marcia, trova infine ristoro in questo luogo all’epoca sperduto ma ospitale con le persone come lui.

“Sono ore, giorni che cammino, mi appoggio al bastone, sono stanco.
La vecchia giubba juste-au-corps, mi batte sulle brache sdrucite. Le scarpe si sono scollate, la suola non ha retto l’ultimo rammendo. Uscito dal bosco il sentiero è più dolce, meno sassi, meno arbusti che mi graffiano il viso.
Le gambe sono dure dalla fatica.
Mi sarei dovuto fermare prima ma non posso, la fuga impone una marcia ininterrotta. Lo stomaco tira. E’ vuoto da troppo tempo. Anche l’acqua sta finendo, non ricordo il sapore dell’ultimo pasto. Il vecchio avrebbe dovuto darmi più tempo.

I manoscritti pesano e portano via spazio alle vivande ma il loro valore è immenso. Devo riuscire a portarli in salvo insieme a me.
Da quando Papa Clemente XI ha emesso la Unigenitus, dannata bolla, la nostra salvezza è in pericolo. Pierre la notte prima di partire mi ha parlato di segni che troverò sul cammino che mi faranno capire che sono sulla giusta strada. Non riesco quasi più a mettere un passo dietro l’altro, Signeur Bon Dieu aide moi. Il crepuscolo è già alla fine, arrivano le tenebre, da lontano intravedo una luce. Una cappella, no, una costruzione in pietra, risento come in sogno Pierre, le sue parole.”Troverai fratelli e sorelle pronti ad accoglierti. Non fermarti. Vai oltre confine. Cerca una dimora con pietre che parlano la nostra fede”.

Devo stare attento, non posso fidarmi di nessuno. Il cuore è impazzito. La speranza di essere arrivato può trarmi in inganno. La fiamma brucia nella lanterna appesa all’uscio. Faccio il giro del muro, c’e’ una nicchia ad arco, un altro piccolo ingresso. Devo aspetta- re, capire se posso fidarmi, se è il posto del rifugio.

Continuo scorrendo la mano sul muro a sud, pietre fredde, in alto un bordo. Un decoro, lo seguo, sembra una cornice, le dita inciampano in minuziosi solchi, sono lettere scavate nella roccia. Le sfioro, lentamente, una per una… così nel buio totale.

EN VIEUX TU MORRAS! A QUI SERONT TE BIENS? IMPUDIQUE! QUE TE SERVIRONT TES PLAISIRS? IMPITOYABLE! QUI TE FERA MISERICORDE? INSENSIBLE! OU SERA TA DEMEURE ETERNELLE?

DA VECCHIO MORIRAI! A COSA SERVIRANNO LE TUE PROPRIETA’? SENZA VERGOGNA! A COSA
TI SERVIRANNO I PIACERI? SPIETATO! CHI TI MOSTRERÀ MISERICORDIA? INSENSIBILE! DOVE SARÀ LA TUA CASA ETERNA?

Il cuore fa un salto. Pietre che parlano la nostra lingua. Ce ne sono altre. Il ricordo, l’odore del fuoco, le parole di Pierre mi rimbombano nella mente. Stringo a me la bisaccia, tocco i manoscritti, sono arrivato, sono salvo. Busso. Il calore del camino mi investe, mi accascio a terra. Una mano forte mi sostiene la testa. Sidro aromatico, mi scorre dai bordi della bocca, mi bagna il collo. Qualcuno mi mette a sedere, un sorriso aperto, sincero, un tavolo di legno pesante, tra le mani tremanti stringo una ciotola di zuppa calda fumante. Merci mon Seigneur”.

                                                                                                                                                                                       Racconto di V.B.

 

L’interno della Casa delle Lapidi dove è stato allestito un museo e vengono organizzate mostre a tema

 

Casa delle lapidi di Bousson

Comune di Cesana Torinese, Frazione Bousson

VADEMECUM

Nel centro della frazione di Bousson, prima del bivio per la Val di Thures, si trova un’indicazione che conduce ad una costruzione denominata la Casa delle Lapidi.
Le origini di questo edificio sono state oggetto di molte congetture non essendoci documenti storici che ne spiegano la funzione e l’origine. Convento di monaci, dormitorio valdese, lazzareto. La casa nonostante le approfondite ricerche condotte dall’architetto Alessandro Girotto, che si è occupato del restauro negli anni tra il 2001 e 2015, resta avvolta nel mistero.

Il borgo in cui si colloca la casa è stato edificato nello stesso periodo, tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700. L’edificio fu acquistato dal Comune di Cesana Torinese, restaurato dallo studio Girotto e adibito a sito museale in un ampio percorso turistico culturale della borgata.
Lo stesso architetto scrive: “anche se con rammarico devo però constatare che, pur avendo intrapreso precise ricerche nelle più probabili fonti archivistiche, assolutamente nulla di certo è emerso ad oggi in merito a questo monumento, la cui origine pare dover rimanere per ora nel campo delle congetture erudite”. Dalle analisi architettoniche si è dedotto che il nucleo più antico risalga alla seconda metà del 1600 e che fosse una semplice chiesetta montana. Agli inizi del 1700 furono edificati altri due locali, forse un piccolo convento e una foresteria per i viandanti in transito verso la Francia.

Per ultimo fu elevato il muro imponente che sorregge le lapidi. Questa è la parte più insolita e misteriosa dell’edificio. Non se ne trovano altri in nessun luogo.
Ignoti artigiani esperti dello scalpello su pietra hanno intrecciato decori, frasi ascetiche e motti inneggianti a una vita austera. Le iscrizioni proseguono anche sulle cornici fra i decori floreali e sono in francese colto e non nel patois locale. Inoltre non ci sono errori e la Facoltà di filologia romanza di Torino ha confermato che i testi risalgono ad un periodo riconducibile tra il tardo Rinascimento e la Rivoluzione francese.

Le pietre portano incisioni che esortano a una vita distaccata dai beni terreni, nell’attesa di una morte gloriosa e liberatrice. Non pare esserci un intento commemorativo ma didascalico, come a fornire al viandante uno spunto di meditazione. Da ulteriori studi risulta che gli scritti appartengono alla corrente Giansenista fortemente collegata a Racine.

Le lapidi murate sono state realizzate in pietra tufacea della valle di Thures. In tutto sono 14 di cui 10 portano iscrizioni. Alcune iscrizioni:

“Eternità di Dio, tormenta il mio cuore, affinché tutto ciò che si trova sotto il cielo mi susciti orrore e non mi serva ad altro che per fare penitenza e per fare morire i miei affetti colpevoli. O buon Dio, vieni e regna dentro di me”
”Anima mia imita per tutta la tua vita il baco da seta, che non lavora che per scavarsi una tomba nella quale si seppellisce tutto vivo. E se qualcuno ti biasima, ben lontano dall’essere triste e confuso, dì nel profondo della tua anima, “io meriterò di più”.

Particolari architettonici della facciata

 

Precisazioni pervenute dall’Arch. Alessandro Girotto

Il mistero rimane anche se, per quanto mi riguarda, lo potrei riassumere in poche parole. Un gruppo di giansenisti, setta religiosa all’epoca perseguitata in Francia ma tollerata dai Savoia, approfittando del trattato di Utrecht che nel 1713 passò il delfinato ai Savoia, si trasferì dalla vicina Francia a Bousson. Il paese in quegli anni si stava risollevando dalla distruzione dell’incendio subito dai valdesi nel 1692 e penso fosse un unico grande cantiere in cui i nuovi arrivati poterono ritagliarsi un angolino dove cercare di vivere tranquilli. Credo che, come ancor oggi è purtroppo costante, anche questi “diversi” non furono mai del tutto integrati nella comunità locale, che per altro non dubito li vedesse quasi alla stregua dei valdesi che solo pochi anni prima avevano bruciato il paese. Per cui furono vittime di una sorta di “ostraci- smo” a causa del quale furono ignorati, o meglio rimossi, dalle memorie locali, fino a quando, passate tre o quattro generazioni (e siamo quindi alla fine del 1700) o ritornarono ai paesi di origine o furono a poco a poco assorbiti dalla comunità. Quello che è certo è che nella tradizione bussonese non v’è traccia di loro o della curiosa costruzione che si lasciarono alle spalle. Non è chiaro se le lapidi che caratterizzano la costruzione siano state realizzate sul posto o portate dai paesi di origine. Alcune parrebbe persino che siano state riscritte su supporti nati per altri scopi. Non dispero di trovare in futuro qualche notizia più precisa ma per ora questo è in sintesi tutto ciò che posso dire. Spero che questo articolo possa far tornare alla memoria a qualcuno altri frammenti o informazioni magari tramandate da generazione a generazione.

Gli interni ristrutturati

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